la leggenda della ragazza dal bracciale in cuoio

Un vento gelido d' autunno trasportava sulle sue ali miriadi di finissime lacrime salate, piccole pungenti frecce di cristallo, provenienti dal mare che trafiggevano ogni cosa.

La notte sovrastava silenziosa sulle le mura di quel piccolo borgo affacciato sul mare, due figure indistinte camminavano lentamente lungo lo stretto sentiero che costeggiava i resti dell’antica rocca saracena risalente al medioevo, da tempo immota e silenziosa testimone di molti accadimenti.

Le stanche mura corrose dal tempo e dalla salsedine, brillavano colpite dai raggi di luce lunare generando riflessi opalescenti, avvinghiate da briose folate vento che emettevano sibili acuti, impetuosi ed impazienti simili ad un richiamo.

Il bagliore della luna, ormai alta, nel pieno della sua maestosa eterea rotondità illuminava il sentiero, le due figure, ora riconoscibili, una giovane donna ed un uomo, si trovavano uno accanto all’altra all’inizio della ripida scalinata in pietra che conduceva alla piccola spiaggetta sottostante circondata da alti scogli taglienti, erano immobili intenti ad ammirare l’inesorabile susseguirsi del moto costante delle onde, il bagliore frizzante ed irrequieto della spuma marina sulla battigia, sperando forse di poter intuire i presagi nascosti, gelosamente custoditi nelle forze misteriose che governano l'avvicendarsi dei cadenzati atavici eventi della natura.

I loro sguardi si incrociavano nervosamente di tanto in tanto, cercando poi velocemente di nuovo il conforto veemente in ciò che li circondava, la tensione di quel momento percepita da entrambi era pervasa di emozioni contrastanti, l’infinito moto immemore della marea, la luna testimone ancestrale di ogni evento notturno, messo a confronto con la vulnerabilità umana, le sue ansie, le sue incognite, le velate speranze condivise fra orgogliose solitudini ed il timore di scoprirsi.

La donna alzò lo sguardo verso la luna fissandola intensamente come per assicurarsi la sua benevola complicità, il suo conforto materno, voltò di nuovo lo sguardo verso di lui, fissandolo come intenzionata ad imprimere ogni tratto di quel volto eternamente nella sua memoria, esitò ancora, poi con passi veloci e nervosi, di chi desidera lasciarsi il mondo intero alle spalle riprese il sentiero come sorretta da quelle solide, antiche mura di cinta.

Lui immobile, seguì la sua immagine immergersi nell’oscurità con il volto animato da espressioni ora di stizzito orgoglio misto a rabbia, ora cariche di tristezza e nostalgia, la bellezza dei suoi lineamenti perfetti rivelava ora improvvisamente 
la sensazione di malessere che si stava impadronendo di lui, stringendo le spalle intirizzito come se soltanto in quell’ istante il freddo di quella notte di inizio autunno si manifestasse improvvisamente prendendolo di sorpresa.

Rimase lì, appoggiato a quelle mura, quasi in uno stato di semi incoscienza intorpidito dal freddo che con l’avanzare delle ore si faceva sempre più pungente, ascoltando il mare ed aspirandone l’intenso profumo salmastro come per carpirne la sua forza perpetua e rigeneratrice, come per trovare in essa le risposte, l' artificio della propria esistenza.

Provato dagli eventi, si accingeva ad incamminarsi anch’egli ormai stanco lentamente lungo il sentiero che costeggiava la rocca, sforzandosi di rivivere la percezione della presenza di lei ripercorrendone gli stessi passi, forse per l’ultima volta.

Improvvisamente un’ insolita nebbia biancastra e cangiante di inesplicabile provenienza si insinuò intorno a lui volteggiando e creando misteriosi disegni nell’aria, come metafore di ignote grafie, avvolgendolo infine fino a nascondere alla vista ogni cosa di quel luogo memore di chissà quanti accadimenti, trasmutando tutto in un ovattato silenzio irreale.

Lentamente la nebbia si dissolse, chimerica così come era apparsa, nessun rumore oltre a quello del mare e del vento 
di Tramontana, nessuna presenza ora su quelle mura di nuovo solitarie, immote casuali testimoni di un addio.

I rami di impavidi lecci, rocambolescamente ancorati alle ripide rocce adiacenti, esposti alle tempranti e selvagge sferzate del vento ed ai raggi della intensa luna piena, formavano insoliti giochi di ombre animate, disegnando sulle mura della rocca sagome oscure somiglianti a figure umane intente a cimentarsi in movimenti che ricordavano una antica danza rituale, proiettando quella inusuale immagine esattamente nel punto dove solo qualche ora prima, loro, ancora insieme contemplavano il paesaggio raccolti in un nostalgico, incupito silenzio.

I sibili del vento ora fattosi più scuro, riproducevano ora insoliti effetti sonori che ricordavano un malinconico canto, una cantilena appena percettibile che si ripeteva cadenzata come un ossessivo ritornello.

A poco a poco quell’antico spettrale ululato del vento si fece sempre più vorticoso e le parole echeggiando fra le fredde rocce per qualche istante divennero riconoscibili, “Gira la ruota, la ruota del tempo, rubando alla vita ogni istante un frammento, la vita e la morte danzano insieme, ballano stretti fra il male ed il bene, gira la ruota, la ruota del tempo, gira la ruota ed aumenta il tormento …”

Le due figure disegnate dalla luna si esibivano in quella vorticosa danza, ora abbracciate ora divise lottando contro il vento intento ad unirle e poi nuovamente a separarle, in un turbinio sempre più veloce al ritmo del macabro ritornello fino a svanire con le prime luci dell’alba.

Il sole ottobrino albeggiava pallido all’orizzonte, i primi gabbiani con le loro grida si libravano nell’aria frizzante, pronti a tuffarsi ad accogliere le prime barche dei pescatori che rientravano nel porticciolo, alle loro grida presto si associarono gli abituali rumori del piccolo borgo al risveglio dei suoi abitanti, che si accingevano a riprendere le varie attività, ignari degli accadimenti della notte precedente.

Nel mentre nella piccola stazione ferroviaria una figura femminile avanzava faticosamente trascinando una grossa e pesante valigia lungo la banchina, fermandosi ogni tanto per riposarsi ed esaminare guardinga il circondario spopolato. 

La giovane donna dopo essersi allontanata dalla rocca e dal suo compagno, si era diretta alla piccola pensione dove alloggiava, rientrata nella sua camera, iniziò a raccogliere meccanicamente le sue cose, ultimando il bagaglio con gesti istintivi, quasi inconsapevoli, pervasa da un sentimento di fredda calma irreale, come se già da tempo fosse assente 
da quel luogo, da quella dimensione, attendendo risoluta le prime luci dell’alba per recarsi alla stazione.

All’arrivo del treno, salì sulla carrozza, sollevando a fatica la pesante valigia, non si curò nemmeno di controllare la destinazione del treno, come se l’unica cosa importante fosse allontanarsi da quel luogo il prima possibile.

Il paesaggio bucolico scorreva veloce davanti ai suoi occhi, si sentì sollevata ed il pensiero del suo ritorno alle confortanti, familiari consuetudini cittadine riuscì a distrarla dalla sensazione di vuoto che l’avvolgeva, conscia e consapevole di non poter e voler in alcun modo modificare gli eventi.

Trascorsero sei mesi e lei sempre occupata dalla quotidianità dei propri impegni, viveva ormai serena il saltuario riaffiorare del ricordo degli eventi, si sentiva rinvigorita al pensiero del ritorno della primavera, si abbandonava ora a quel ricordo con benevolenza, traendo da esso una sorta di risolutezza, lasciando ogni tanto possibilità a reminescenze e pensieri di sottili speranze per poi soffocarli un istante dopo con la sua orgogliosa, istintiva, femminile ragione.

La vita del piccolo borgo trascorreva tranquillamente, ora di nuovo ridente, inebriato dal profumo intenso e dai colori della primavera in fiore, preparandosi all’imminente inizio della stagione turistica, attendendo a breve la consueta venuta dei numerosi villeggianti.

Nelle quiete serate, ancora quasi spopolate, i pochi abitanti originari del luogo si raccoglievano nella sala della storica pensione ed osteria del paese, dove per far passare il tempo alcuni a turno si divertivano ad intrattenere gli ospiti, narrando di leggende e curiose storie di accadimenti del passato, qualcuno fra gli anziani marinai sosteneva persino di aver udito con le proprie orecchie, nelle notti di luna piena, il macabro ed inquietante canto proveniente dall’ antica rocca saracena, diffidando con tono grave chiunque tenesse alla propria vita a recarsi in quel luogo nelle notti di luna piena.

Arrivò l’estate, il piccolo borgo ora riecheggiava del vociare chiassoso ed allegro dei numerosi vacanzieri, la spiaggetta sottostante la rocca era gremita da una folla di rumorosi bagnanti accalcati fra le rocce e sul piccolo lembo di spiaggia, nessuno pensava più alla misteriosa leggenda che appassionava la rocca.

Tornò anche lei, per trascorrere qualche giorno di rilassante villeggiatura, i ricordi ormai lontani non la turbavano più, attraversò l’assolata piazzetta per dirigersi verso la stessa piccola pensione che l’aveva ospitata lo scorso autunno, prima di entrare provò una sensazione di inquietudine che per un momento la fece esitare, ma poi decisa a non lasciarsi rovinare la breve vacanza dai ricordi del passato entrò decisa e si diresse verso la reception.

La proprietaria era un’ allegra e florida signora dall' età indefinibile, incarnato olivastro e con una folta capigliatura riccia mora dai riflessi color mogano, si presentava vistosamente agghindata con un abito sgargiante dai grossi fiori colorati ed accoglieva con grandi sorrisi tutti gli avventori con atteggiamento quasi materno, riconoscendo all'istante la giovane donna la accolse calorosamente, promettendo di sua iniziativa che l’avrebbe assolutamente alloggiata nella stessa camera che aveva occupato la volta precedente.

Lei ringraziò la donna e senza manifestare troppo entusiasmo, titubante si diresse verso la camera, trattenendo a stento la tentazione di chiedere di lui, non ne aveva saputo più nulla di lui dopo quella notte, era partita quasi di nascosto alle prime luci dell' alba, forse lui nei giorni seguenti aveva domandato di lei ma non trovandola orgoglioso e deluso aveva rinunciato a cercarla, oppure forse più semplicemente anch’egli non intendeva più rivederla, forse oramai non avevano veramente più null’altro da dirsi,  nessun  sogno comune da condividere.

Verso sera a crepuscolo inoltrato ormai riposata dal viaggio, si diresse quasi inconsciamente verso il sentiero che conduceva alla rocca, un leggero brivido le trapasso la schiena, si era alzata una brezza improvvisa, gli ultimi bagnanti ritardatari, rientravano dalla spiaggia venendole incontro sullo stretto sentiero, arrivò fino alla scalinata in pietra, scrutando accuratamente tutto ciò che la circondava, come se stesse cercando un segno, qualcosa che testimoniasse ancora del  passato, in quel luogo per lei così carico di ricordi, che le svelasse qualcosa del fato e sugli avvenimenti sopraggiunti dopo che lo aveva lasciato,  se ne era andata via senza voltarsi come se temesse di non riuscire nel suo intento.

Rimase in quel luogo per un breve lasso di tempo dopodiché torno lentamente sui suoi passi, si sentiva sollevata ma al contempo un po' malinconica, quasi delusa dal fatto di non aver notato nulla di strano o di insolito.

Alla pensione la cena stava per essere servita, lei attraversò frettolosamente la sala da pranzo salutando con un cenno gli altri ospiti, l’atmosfera era allegra e familiare, la proprietaria dopo cena usava intrattenere i suoi ospiti raccontando storie sulle usanze tipiche del luogo e degli accadimenti storici che caratterizzavano la zona.

Uno degli ospiti, un anziano elegante signore dai capelli bianchi raccolti in un codino e dall’ aspetto un po’ bohemien che sembrava certamente essere un artista, forse un pittore, in un italiano scorrevole ma dal un forte accento nordico, probabilmente di origine tedesca, chiese alla donna a gran voce, manifestando un fervido interesse, di raccontare dei misteriosi avvenimenti di cui aveva sentito parlare riguardo all' antica rocca saracena e di persone scomparse in quel luogo, la proprietaria visibilmente innervosita, gli lanciò una severa occhiata e tagliando corto affermò che erano solo dicerie, 
iI suo sguardo poi si diresse alla giovane donna con un occhiata benevola, scuotendo leggermente il capo, mimando un movimento di diniego quasi a volerla rassicurare.

L’atmosfera prima allegra e gioviale si tramutò in un clima di nervoso mormorio, alcuni parlottando sottovoce fra loro come per rassicurarsi a vicenda, tutti a poco a poco si affrettarono a terminare le proprie consumazioni, lasciando la sala come se temessero quasi di ricevere un rimprovero dalla locandiera, fattasi ora seria e pensierosa.

Tutti lasciarono la sala, tranne l’anziano signore che rivolgendosi nuovamente alla locandiera, ripeté la sua domanda, insistendo per avere delle spiegazioni sul suo insolito comportamento, la donna prima esitò, poi si sedette al suo tavolo 
di fronte a lui e con un leggero tremolio nella voce, sussurrando iniziò il suo racconto.

Deve sapere che la giovane donna che avete visto cenare stasera seduta nel tavolo d’angolo, non sa nulla dei misteriosi fatti accaduti l’autunno scorso, nessuno sa cosa sia veramente successo a quel povero ragazzo, non volevo certo essere io a darle un dispiacere, non potevo parlarne in sua presenza, fece un lungo respiro poi si guardò intorno seria, guardinga per assicurarsi che nessun altro fosse presente in ascolto nella sala e con tono grave riprese a raccontare.

Lo scorso autunno, era circa la metà di ottobre, quella giovane donna di città, era già da qualche giorno mia ospite alla pensione, poi qui in paese conobbe un bel ragazzo magro, alto, dovevano essere più o meno coetanei, un forestiero venuto da chissà dove, nessuno lo aveva mai visto prima, i due si piacquero da subito, li si vedeva sempre insieme passavano un sacco di tempo a passeggiare chiacchierando allegri, lei faceva bei disegni del paesaggio su di un blocco e molte fotografie, girava tutto il tempo con la macchina fotografica appesa al collo, vagabondando per gli stretti vicoli del borgo e visitando 
i vari negozietti e le botteghe artigiane, erano sempre allegri ed indaffarati a confrontarsi su fotografie e disegni.

Lei annotava appunti su tutto ciò che la interessava o la incuriosiva, inoltre disegnava su un quaderno molti bozzetti di bracciali ed altri raffinati accessori da realizzare in cuoio e pelle, i suoi disegni avevano un stile unico veramente originale, alcuni dei bracciali o polsiere disegnati rievocavano le vestigia di cavalieri medievali o di antichi samurai, altri invece avevano uno stile decisamente rock, molti impreziositi anche da incisioni che creavano suggestivi motivi geometrici ispirati a volte ad antiche iscrizioni sciamaniche oppure ad immaginarie grafie di misteriose civiltà aliene ancora da scoprire.

Le cuciture ricamate a mano o i motivi traforati gli conferivano uno stile al contempo grintoso, elegante e pulito, eseguito con una precisione e cura nei dettagli sbalorditiva, a volte disegnava accanto a lui per ore felice di mostrargli lo sviluppo di ogni suo nuovo accessorio ideato e progettato, spesso proprio qui seduti a questo tavolo.

Sembravano molto felici insieme, erano proprio una bella coppia, lui bello, moro dai lineamenti vagamente asiatici, 
lei bionda raffinata dallo sguardo luminoso e solare, continuarono così per diverse settimane, tutto il paese li osservava con benevolenza, sembravano proprio fatti per stare insieme, una coppia ben assortita come si suol dire, li sentivamo discutere allegri animatamente confrontandosi sui rispettivi intenti, favoleggiando sul loro futuro.

Poi una sera, c’era una grande luna piena, non ne avevo mai viste di così grandi e luminose, li videro incamminarsi verso il sentiero che conduce all' antica rocca saracena, lei era visibilmente nervosa, forse avevano discusso o litigato, si sa fra innamorati a volte succede, forse una bella passeggiata romantica sotto la luna avrebbe sistemato le cose, poi alcune ore dopo lei si presentò qui sola, alla mattina molto presto si era appena fatto giorno, mi chiamò e mi chiese di poter saldare il conto comunicandomi che sarebbe partita la mattina stessa, aveva lo sguardo triste ed assente come quello di chi aveva appena perso qualcosa di molto prezioso, partì con il primo treno delle 6.04 nessuno la rivide più fino a questo pomeriggio, quando come se niente fosse si è ripresentata qua.

Del suo compagno invece non si seppe più nulla, nessuno quella notte lo vide tornare in paese, come fosse svanito nel nulla, lo hanno cercato dappertutto per settimane, anche in mare, ma niente, i suoi bagagli sono ancora qui, li ho riposti nel ripostiglio sperando che prima o poi tornasse a riprenderseli, mi deve ancora i soldi della camera.

Un vecchio pescatore quella notte passando con la sua barchetta vicino alla costa, sosteneva di aver udito, proprio davanti alla rocca, come un lamento, un lugubre canto che proveniva dalle mura, non che io ci creda, si sa ai vecchi lupi di mare piace raccontare storie, ma sta di fatto che di quel bel ragazzo non vi fu più alcuna traccia.

L’ anziano tedesco che sin lì aveva ascoltato il racconto con molta attenzione, intervenne facendo notare che l’indomani ci sarebbe stato di nuovo il plenilunio e manifestò l’intenzione di recarsi alla rocca intenzionato al voler udire di persona quel macabro ritornello, a nulla servirono le suppliche della locandiera per convincerlo a desistere dall’ iniziativa.

Lui la salutò ringraziandola per le sue preziose informazioni, dirigendosi verso la sua camera, ora con un' espressione 
in volto visibilmente soddisfatta, si accingeva l’indomani a dedicarsi ad uno dei suoi passatempi preferiti, lo studio delle origini di leggende e racconti popolari, nei suoi numerosi viaggi itineranti in giro per il mondo, si recava appositamente 
in ogni luogo da dove provenisse qualche insolito racconto, i fenomeni paranormali lo incuriosivano fin da quando era un ragazzo, si dilettava a costruire strani oggetti utilizzati per misurare, secondo le sue teorie, campi energetici inspiegabili.

Il mattino seguente la giovane donna si presentò per la colazione nella sala da pranzo, con aria un ancora poco assonnata, aveva trascorso una nottata tranquilla e serena, aveva con se una originale borsa da mare in tessuto raffigurante un bel gattone dal pelo setoso che scrutava l’orizzonte al tramonto ed una stuoia, terminata la colazione, usci dalla pensione ed attraversando il paese e si diresse verso il sentiero.

Giunta nei pressi della antica rocca, notò incuriosita l’anziano signore, si fermò ad osservarlo mentre egli era intento 
in bizzarre operazioni, con uno strano strumento, simile ad uno stetoscopio, si accingeva ad auscultare quelle mura, come alla ricerca di un immaginario respiro sopito, quando si accorse della donna, si affrettò ad interrompere la sua insolita attività, ripose velocemente lo strumento nella sua borsa in cuoio ed abbozzando un saluto quasi imbarazzato, col suo forte simpatico accento tedesco si diresse velocemente verso la spiaggetta.

Lei sorrise divertita osservandolo discendere la ripida scalinata in pietra e per gioco avvicinò l’orecchio alle antiche mura, si percepiva solo un lieve ronzio prodotto dall’eco delle onde del mare, da quel gesto fatto in modo quasi inconsapevole, l’immagine di lui le riaffiorò alla mente, un sorta di malinconia si impadronì di lei, poi subito dopo scrollando le spalle quasi a voler respingere i ricordi ed i rimpianti si diresse a sua volta verso la spiaggia, giunta sua volta alla spiaggetta scelse un punto ben soleggiato vicino alla battigia e si distese sulla stuoia lasciandosi abbracciare dai raggi del sole, cercandovi conforto, dopo breve tempo provando un calore eccessivo sulla pelle, chiara e poco adatta all’intensità di quei raggi di sole, si alzò per tuffarsi in mare.

Nuotò a lungo nelle limpide e fresche acque marine, ammirando dal largo, la rocca assolata, la luce intensa emanata 
dal cielo terso, la vegetazione costiera mediterranea spontanea carica di colori vivaci, elettrizzata e felice per quella nuotata tanto attesa, la prima dopo il lungo nebbioso inverno cittadino.

Rinfrescata tornò a distendersi al sole, rimase lì a lungo quasi assopita aspirando quell’aria pulita, fresca e profumata dagli odori della natura, l’effluvio della salsedine si mescolava inebriando l’aria col profumo dei fiori selvatici, una sinfonia olfattiva composta da fiori di cisto, ginepro, rosmarino, corbezzolo, mirto, timo, lentisco, ginestro, lavanda ed elicriso.

Il sole adesso era nel punto più alto del cielo, decisamente troppo forte per lei, così decise di tornare in paese, attraversando i freschi vicoli ombreggiati, riconobbe le botteghe artigiane visitate, le tornarono alla mente le lunghe passeggiate d’autunno, un tempo animate dalla loro allegria insolente, dai loro discorsi che contemplavano mille progetti, dalle scherzose ed adulatorie diatribe, le sottili baruffe del loro vivace orgoglio sempre tenuto all’erta.

Passò il resto della giornata girovagando in quei tipici vicoli degli antichi borghi marinareschi, stretti, vivaci e colorati, curiosando serena in quel avvicendarsi di botteghe artigiane, ammirando abili produttori di ceramiche, raffinati manufatti in legno, negozietti che proponevano gustosi prodotti tipici locali, gallerie di pittori, boutique che proponevano colorati abiti estivi ed accessori, per poi tornare a presentarsi per l’ora di cena alla pensione.

L’ anziano tedesco aveva già preso posto al suo tavolo, a breve la sala si riempì di tutti gli ospiti della pensione, venne servita la cena tutti accolsero con commenti di grande entusiasmo i numerosi vassoi provenienti dalla cucina colmi di deliziosi pesci e crostacei grigliati, l’atmosfera era allegra ed amichevole, con i vari ospiti ci si ritrovava per la cena già da qualche giorno, così fatta conoscenza ora durante le cene si dialogava piacevolmente fra tutti, raccontando aneddoti sulle attività svolte ed i fatti del giorno.

Terminata la cena, l’anziano signore salì nella sua camera per ridiscendere poco dopo munito della sua bella e vissuta borsa in cuoio, sicuramente fatta a mano e dalla quale raramente si separava, contenente chissà che sorta di singolare strumentazione, dirigendosi verso l’uscita, la locandiera gli andò incontro ponendosi vicino al portone d’ingresso, quasi a volerlo fermare, lo salutò e gli raccomandò prudenza, lui annuì senza badarle troppo assorto nei suoi pensieri e già distratto dai suoi proponimenti, preso dalla bramosia di poter effettuare qualche incredibile esoterica scoperta.

La giovane donna istintivamente decise di seguirlo, si diressero insieme, distanti una ventina di passi l’uno dall’altra verso il famigerato sentiero, lui giunto in presenza delle mura, senza accorgersi della presenza di lei, si appostò poco lontano vicino ad un ulivo e si sedette su un masso, lei si fermò a sua volta nascondendosi nella penombra, osservando il paesaggio illuminato dalla luna e guardandosi intorno in attesa che l’anziano artista ora tramutatosi in singolare esploratore dell’ignoto intraprendesse qualcosa di interessante, proprio in quel luogo del ricordo per lei così evocativo.

La splendida grande luna, sovrastava imponente dominando su ogni cosa, forse una coincidenza ma proprio quella notte si manifestava un raro fenomeno ciclico, si trattava del perigeo lunare, durante il quale si pensa possano scatenarsi eventi straordinari, in quel frangente invece tutto era calmo, l’unico suono che si udiva era il rumore del mare, lei rimase nascosta ed attenta ad ascoltare, per un tempo indefinito forse ore o forse solo pochi interminabili minuti, improvvisamente si alzò un forte vento, sibili aspri e furiosi si udivano improvvisamente nell’aria, le mura della rocca illuminate dalla maestosa luna emanavano lo stesso bagliore iridescente di quell’ ultima notte trascorsa con lui, la notte del loro addio.

Un brivido la trapassò, si sentì improvvisamente agitata, come se qualcosa di ineluttabile e terribile stesse per accadere, sentiva come una sorta di energia vitale misteriosa scorrerle nelle vene, come una forza gravità che l’attraeva e la spingeva ad avvicinarsi a quelle mura fredde ed opalescenti, avanzò lentamente con passi un po' tremanti come trascinata da qualcosa al quale non poteva ribellarsi, procedendo come se fosse ipnotizzata si ritrovò sino all’inizio della scalinata, nel punto esatto, fissando rapita quelle antiche mura come indotta in uno stato di trance.

L’ anziano signore sbigottito osservava tutta la scena dal suo nascondiglio, senza osare intervenire, le ombre nervose 
dei lecci proiettate sulle mura, scosse dal forte vento presero a muoversi in modo vorticoso, in modo sempre più incalzante, formando figure simili a braccia con lunghe mani adunche intenzionate ad afferrarla, l’ululato del vendo divenne sempre più tagliente, intenso ed il lugubre canto, il minaccioso antico ritornello riecheggiò nella severa notte, 
il forsennato carosello degli elementi diede inizio nuovamente alla macabra danza.

L’anziano tedesco osservava impietrito quanto stava accadendo, incapace di muoversi, pervaso da sensazioni contrastanti fra stupore e spavento, osservava allibito il propagarsi dalle mura una di nebbia biancastra ed iridescente, come una scia che si insinuava, al di fuori proveniente dal remoto di quell’antica fortezza, che prima lenta ed inesorabile poi sempre più velocemente volteggiando nell’aria formava misteriosi intrecci con disegni e simboli di antichi idiomi atti a invocare un ancestrale sortilegio.

Lei era immobile si sentiva come irretita, ammaliata, ma stranamente calma, tranquilla in cuor suo sentiva che non stava correndo alcun pericolo lentamente dalla nebbia apparve una sagoma che somigliava ad un uomo, una figura evanescente dai contorni incorporei,  le tendeva le braccia come in un primordiale richiamo, lei si avvicinò lentamente attratta, stregata da quella magnetica promessa di convegno.

La nebbia iridescente si fece più densa e fitta, un odore dolciastro che ricordava essenze dai sentori esotici di tuberosa si diffuse nell’aria, avvolgendola in un candido etereo abbraccio fino a farla scomparire alla vista dello stralunato spettatore.

L’ anziano testimone degli eventi avrebbe voluto raggiungerla, fermarla, richiamarla, ma le sue gambe erano come paralizzate e la sua voce divenuta improvvisamente afona, la misteriosa nebbia si dissolse improvvisamente così come era apparsa ed al suo posto, l’incredulo spettatore vide apparire due sagome abbracciate proiettate sulle antiche mura.

Il vento fischiante si fece ancora più forte e dalle mura si udì provenire una voce maschile carica di trepidante emozione, le cui parole divennero a poco a poco comprensibili.

Quanto ti ho aspettata, quanto ho sperato ardentemente di rivederti e poter udire un giorno ancora la tua limpida ed allegra voce, zittita dal mio dolore, sordo, cieco, iracondo, la pravità del mio cuore mi ha rinchiuso fra queste mura fatte di incomprensione di privata solitudine costretta da arcaiche paure, timori, memorie sopite ed intuite di un bardo che riecheggiavano solo nella mia mente, i tanti orgogli nascosti dietro allo stolto scherno, se soltanto fossi riuscito a parlarti, 
a dirti ciò che veramente provavo, soltanto tu potevi venire a salvarmi, soltanto tu potevi intuire col favore complice della nostra luna madre.

Improvvisamente un rumore secco, un forte schianto, seguito dal rumore del muro che si sgretolava, l’anziano signore allibito vide le due ombre staccarsi dal muro per poi scomparire nel buio camminando abbracciate verso la scalinata che conduceva alla spiaggia, dopo un momento di smarrimento ancora incredulo, ripresosi dallo sgomento per quegli accadimenti senza alcuna plausibile spiegazione, nemmeno per uno studioso di fenomeni paranormali esperto quanto lui, facendo uno sforzo si incamminò affannato verso il sentiero dirigendosi verso la pensione, li lo accolse la locandiera che lo attendeva trepidante da ore con un’ espressione preoccupata in volto, lui salendo stancamente le scale le disse semplicemente, adesso sono di nuovo insieme.

Il mattino seguente si udì un gran brusio di voci ed una folla di curiosi, percorreva il sentiero avanti ed indietro con grande agitazione, misteriosamente sulle antiche mura erano apparse due figure scolpite nella pietra, si trattava di un uomo ed una donna rivolti l’uno verso l’altra, la zona fu immediatamente recintata, arrivarono molti studiosi venuti da tutte le parti del mondo ed i massimi esperti di archeologia e belle arti, furono formulate le più bizzarre teorie ma nessuno riusciva a spiegarsi come un’ anonimo scultore avesse potuto eseguire un opera di tale raffinata fattura soltanto in una notte e senza che nessuno lo notasse, la finezza dell’esecuzione era impressionante, quella pietra prima dura e grezza, riportava ora ogni dettaglio dei due componenti della coppia dalla perfezione dei lineamenti, fino a poterne riconoscere le vesti, fin nelle fibre dei tessuti e degli accessori indossati lasciandone intuirne ogni materiale di cui erano composti.

La locandiera incuriosita accorse anche’essa sul posto, osservò attentamente le due figure e riconobbe rabbrividendo, 
la coppia di innamorati, il ragazzo scomparso l’anno precedente e lei, sì era proprio lei, l’aveva vista solo poche ore prima cenare alla sua mensa, sconvolta osservò il bracciale finemente lavorato che la scultura portava al polso era identico al bracciale in cuoio che la ragazza indossava sempre, riferì subito di quella straordinaria somiglianza ed anche altri turisti ospiti della pensione la riconobbero, ma nessuno seppe darsi una qualsivoglia spiegazione razionale. 

L'anziano artista senza proferire parola lasciò il borgo il giorno stesso per intraprendere il viaggio che lo avrebbe riportato in Germania, tornò nella piccola cittadina del Brandeburgo di Liebenwalde dove risiedeva abitualmente, si ritirò nel suo studio per riprendere la sua attività di pittore, eclettico artista e studioso ben deciso a non voler raccontare a nessuno ciò 
di cui era stato unico testimone d'eccezione, non tornò mai più in quel luogo.


Passarono molti anni, le due figure nel mentre erano state rinchiuse in una teca protettiva, da tutto il mondo arrivavano visitatori curiosi e studiosi ad ammirarle, raccontando ognuno la propria interpretazione o convinzione su quella arcana e misteriosa opera scultoria, alcuni stolti in cerca di facile fama artistica avevano persino tentato di affibbiarsene il merito, ma con scarso risultato.

Un bel giorno, era una soleggiata mattina dei primi giorni di giugno, una fresca brezza marina profumava l’aria, la spiaggetta era già gremita dei primi bagnanti della stagione, una giovane ragazza bionda, certamente di origini nordiche, dall’ età apparente sui venti d’anni, venuta a trascorrere qualche giorno di vacanza si apprestava a percorrere a ritroso il sentiero per tornare in paese, il sole stava già diventando troppo caldo per lei, anche lei si fermò come tutti ad ammirare le due figure scolpite sulle antiche mura, quando nei pressi della teca che le conteneva, scorse per caso semi nascosto da un sasso, un’ oggetto scuro sul terreno, istintivamente lo raccolse, si trattava di un bracciale in cuoio, fatto di un bel cuoio molto piacevole al tatto, spesso e morbido di colore nero, lavorato finemente con particolare maestria, il motivo traforato e le incisioni certamente fatte a mano, sapientemente eseguite, lo facevano sembrare quasi un pizzo, donandogli leggerezza e fascino, istintivamente lo indossò, le calzava a pennello, fasciandole il polso perfettamente, come se fosse stato fatto su misura per lei, si allontanò contenta e piacevolmente sorpresa da quel bel regalo inaspettato.

La locandiera ormai anziana, nei caldi pomeriggi estivi soleva sedersi all'ombra nel patio della storica, vecchia pensione, godendo della fresca brezza proveniente dal mare, adesso era il giovane nipote ad occuparsene, quando la donna vide passare la ragazza e con stupore riconobbe immediatamente il bracciale, la chiamò per chiedere spiegazioni, la ragazza le raccontò di averlo trovato seminascosto dietro un sasso nei pressi delle figure scolpite, un po' stupita e quasi intimorita da quell’ interesse così fortemente manifesto e sollecito da parte dell’anziana sconosciuta signora.

La donna a quel punto le chiese insistentemente di accompagnarla alla rocca, si appoggiandosi al braccio della ragazza lungo il sentiero in cerca di sostegno, avanzavano lentamente soppesando ogni passo, quasi a volerli contare, arrivate davanti alla teca con espressione meravigliata, la locandiera incredula notò che il bracciale scolpito nella pietra era sparito.

Solo a quel punto comprese, così iniziò a raccontare alla ragazza la storia dei due giovani innamorati e dei misteriosi accadimenti del passato, una volta finito il suo racconto, disse alla ragazza, sei stata scelta ed hai ricevuto un dono molto prezioso, fanne buon uso e condividilo solo con chi lo saprà veramente apprezzare, impara l’antica arte della lavorazione del cuoio ed usa la tua naturale innata creatività, il tuo istinto empatico e diffondi con passione ed onestà i tuoi manufatti, la ragazza ascoltò la donna con molta attenzione, restando colpita da quel racconto così intenso, così appassionato ed una volta tornata nella sua città natale, iniziò a dedicarsi alla realizzazione di bracciali in cuoio fatti su misura di mirabile ed unica fattura che donavano gioia e suscitavano emozione estetica ed ammirazione in chiunque li ricevesse.

di Silvia Hassert - all rights reserved - scritto e pubblicato nel 2016

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